Luca Pasetto

PSICOMOTRICISTA

Progetto psicomotorio nella scuola materna

Posted on | September 28, 2010 | No Comments

Premessa

Già da alcuni decenni è ampiamente riconosciuta l’importanza del corpo e del movimento nello sviluppo globale del fanciullo e di conseguenza nell’azione educativa che si deve intraprendere. Tuttavia spesso si crede che sia sufficiente proporre qualsiasi attività che abbia a che vedere con il movimento, per realizzare un’azione educativa. Spesso inoltre si considera, anche per il bambino in età prescolare, un’azione educativa imposta a priori, rigida, che non lascia spazio a creatività, fantasia, piacere, investimento affettivo.

In una visione psicomotoria, il corpo è la presenza di Sé nel mondo, è il confine tra mondo interno, intrapsichico, ed esterno, è l’espressione di Sé, di un mondo affettivo reso visibile attraverso il tono, la postura, la motricità. Il corpo è sede di vissuti che si realizzano in uno spazio e in un tempo, in relazione agli oggetti, che attraverso lo schema corporeo consentono di passare al simbolico, alla rappresentazione e successivamente all’astrazione.  Il corpo diviene unico mezzo per affrontare il percorso dello sviluppo, inteso nella globalità, insieme composto dall’area cognitiva, affettiva-relazionale, motoria. Sarebbe un errore tentare di sviluppare queste diverse aree separatamente con proposte diversificate, pensando alla globalità come al risultato della semplice somma delle aree stesse. Chiunque può osservare che nel bambino lo sviluppo del pensiero avviene attraverso il movimento e un buon investimento affettivo, e che il corpo esprime ad ogni livello le emozioni, il benessere, il disagio. L’intervento psicomotrorio nella scuola materna supera questa semplice  consapevolezza e agisce, in termini educativi, sulla globalità stessa, per accompagnare il bambino verso l’autonomia psico-corporea.

Finalità

Il progetto psicomotorio in ambito educativo-preventivo si inserisce in un contesto scolastico caratterizzato da una struttura socio-culturale ben definita e articolata con il territorio, contraddistinto da valori etici e morali, definito da intenti pedagogici condivisi.

Esso ne assume le finalità, dandone una valenza psicomotoria:

  • Identità: significa Essere
  • Autonomia: significa fare
  • Competenze: significa saper fare

 

La ricchezza dell’intervento psicomotorio si può cogliere a partire dalle finalità, che sono condivise con la scuola ma perseguite attraverso uno sguardo speciale sul bambino.

Con la psicomotricità il bambino è al centro del processo di identità, ne diventa protagonista a partire dal proprio corpo vissuto, ricettacolo di sensazioni ed emozioni che integrandosi danno forma ad un Io che è prima di tutto corporeo.

Per acquisire nuove competenze adattabili è necessario prima di tutto “fare”, ovvero agire attraverso l’elemento vitale per il bambino: il gioco. Allora essere autonomi significa essere separati dall’altro, essere aperti al possibile, desiderare, cioè proiettare il pensiero sul mondo. Il setting psicomotorio diventa la palestra del possibile, un luogo di spontaneità ma anche di contenimento, di condivisione, di comunicazione.

Affinché le finalità vengano perseguite per intero è necessario che il progetto consideri tre tipi di intervento:

  • Intervento con il bambino
  • Intervento con l’insegnante
  • Intervento con i genitori

 

Intervento con il bambino

La psicomotricità, nel contesto della scuola materna, svolge il duplice ruolo educativo e preventivo, attraverso un’azione al centro della quale si colloca il bambino, con la propria storia e i propri bisogni. Il corpo, attraverso lo psicomotricista, può ritrovare nella scuola materna uno spazio e un tempo dove agire, incontrare l’adulto che sa mettersi in ascolto e mediare, che consente di esplorare, sperimentare, vivere, comunicare, esprimere, modificare, rielaborare. L’azione andrà così a strutturarsi ai diversi livelli, portando il soggetto da un corpo vissuto e agito ad un corpo comunicativo e pensato.

La psicomotricità diventa allora uno stile di insegnamento/apprendimento, si colloca a fianco delle attività manuali, grafico-pittoriche, logico-matematiche, linguistiche, ne rielabora i contenuti a partire dalla messa in gioco del corpo con tutte le connotazione di ordine affettivo e cognitivo. La psicomotricità si pone come intervento interdisciplinare, in sintonia con la dinamica dell’ambiente in cui si esplicita, ma con un setting ben definito, la palestra, all’interno del quale il bambino riconosce  il proprio spazio d’azione ben strutturato e necessariamente distinto dagli altri spazi scolastici.

Obiettivi

 

A livello generale:

  • Accompagnare il bambino nel suo processo di sviluppo psico-corporeo, favorendo il cammino verso un’autonomia adattata.
  • Prevenire forme di disagio o di disadattamento nei confronti di sé e dell’ambiente.

 

A livello specifico:

  1. 1.                 Motricità

Favorire lo sviluppo della motricità generale e l’investimento della stessa. Consentire la sperimentazione senso-motoria a partire dalla quale il bambino potrà ri-scoprire il piacere di agire, di aprirsi al mondo, di essere protagonista della sua evoluzione identitaria. Tutto ciò considerando che l’atto motorio e in particolare il gesto, in esso compreso, sono portatori si simboli, di vissuti; sono parola che dice del bambino. Ricchezza motoria sarà sinonimo di ricchezza affettiva, cognitiva ed espressiva.

  1. 2.                 Equilibrio

Favorire l’esperienza dell’equilibrio dinamico e statico nelle diverse situazioni, attraverso un vissuto che parte dal contenimento per giungere all’autonomia. Equilibrio è prima di tutto possibilità di strutturare un buon IO corporeo, è dare alla postura un significato psico-affettivo,  è possibilità di partecipazione attiva al processo di individuazione.

  1. 3.                 Coordinazione

Sviluppo della coordinazione generale e oculo-manuale che porti ad un controllo preciso armonico e fluido del movimento a partire dall’investimento produttivo sul mondo esterno. Essere coordinati significa possedere una buona e investita relazione con gli oggetti e il mondo esterno, possibilità di aprirsi e decentrarsi, possibilità di inibire e controllare. Avere un movimento “ordinato” significa avere un pensiero e un’affettività “ordinata”.

  1. 4.                 Tono

Presa di coscienza della distensione attraverso i contrasti e la mobilizzazione passiva. Modulazione tonica attraverso il dialogo tonico e la proposta del rilassamento. Osservazione della tensione/distensione, delle sincinesie e delle paratonie. Il tono è lo specifico psicomotorio, è l’incontro tra mondo interno ed esterno, è espressione delle proprie emozioni, dei propri bisogni. Attraverso il dialogo tonico il bambino sperimenterà il valore della comunicazione.

  1. 5.                 Attività sensoriale

Stimolazione dei diversi organi sensoriali per l’elaborazione dell’informazione e della relativa risposta. Integrazione tra le diverse afferenze. Stimolazione della percezione visuo-motoria e visuo-spaziale. Osservazione dell’utilizzo degli organi sensoriali (vista, udito, tatto) sia in termini funzionali che comunicativi e relazionali.

  1. 6.                 Lateralità

Giochi per lo sviluppo di una lateralità spontanea e armonica a livello assiale e periferico. Osservazione della lateralità e del suo sviluppo nell’arco del percorso triennale. La lateralità non può rimanere solo un dato neuro-psicologico. Essa deve essere inserita in un contesto dove schema corporeo, immagine corporea e tono si integrano coerentemente.

  1. 7.                 Attività gnosico-prassiche

Di seguito le principali competenze gnosico-prassiche. E’ utile sottolineare che sarebbe un errore porle a servizio esclusivo dell’area cognitiva. Esse infatti si possono sviluppare e soprattutto integrare con le altre competenze, solo se investite emotivamente dal bambino.

  1. Attività senso-percettiva

Attività con piccoli e grandi attrezzi e/o materiale povero per l’associazione, identificazione, denominazione, classificazione, seriazione.

  1. Oggetti

Conoscenza degli oggetti e loro utilizzo creativo, osservazione sul tipo di utilizzo degli oggetti sia in termini cognitivi che affettivi.

  1. Schema corporeo

Strutturazione dello schema corporeo attraverso il vissuto motorio e la relativa presa di coscienza  globale e segmentaria, con o senza materiale. Verifica o interiorizzazione attraverso l’attività verbale e grafico-pittorica.

  1. Ritmo

L’esperienza ritmica è sia affettiva (avvicendamento delle azioni) sia cognitiva (percezione/rappresentazione delle strutture ritmiche elementari). Tali competenze si condizionano l’un l’altra e la loro integrazione è necessaria. L’esperienza ritmica si svolge con piccoli strumenti a percussione o a fiato, ma anche con il corpo, le mani, i piedi e la voce.  Il gioco del ritmo facilita l’espressione del proprio pensiero, della propria emozione, stimolando al contempo l’ascolto dell’altro, l’adattamento. Facilita il piacere della condivisione.

  1. Spazio

Lo spazio è il luogo della scoperta, della fiducia, della libertà, della proiezione del proprio Sé corporeo. E’ l’elemento in cui è immerso ogni pensiero.

Favorire il completo utilizzo dello spazio nella relazione con gli altri e gli oggetti. Stimolare la percezione, l’organizzazione la strutturazione e l’adattamento nello spazio, a partire dall’esperienza corporea su di sé, con gli oggetti, con gli altri. Ampliare lo spazio affettivo come apertura al mondo, come percorso di autonomia

  1. Tempo

L’attesa, la separazione, la frustrazione, sono elementi fondamentali, se adeguatamente calibrati, per giungere ad una buona percezione del tempo. L’esperienza psicomotoria, nell’avvicendamento delle sue fasi e nel riconoscimento dei diversi momenti offre la possibilità di esperire il tempo come entità a sé, stimolare l‘adattamento e l’orientamento, a partire dall’organizzazione psico-affettiva degli eventi.

  1. Prassie

Affinché possano evolvere, le prassie necessitano di una buona gestione di diverse competenze: modulazione tonica, equilibrio, lateralità, controllo posturale. Il gioco stimola l’aggiustamento delle prassie e l’acquisizione di nuove prassie: un esercizio di integrazione continua di diverse funzioni.

  1. Attenzione e memoria

Sviluppare i normali processi di attenzione e osservare eventuali deviazioni. Stimolare i processi di memoria a breve e lungo termine.

  1. 9.                 Grafomotricità (vedere eventuale progetto allegato)

Osservazione della postura e della motricità nella realizzazione grafica, proporre una motricità grafica che attraverso diversi supporti (carta, lavagna, cartone…), passi da una motricità globale ad una segmentaria e differenziata sempre più libera e controllata. Favorire la presa di coscienza di spalla, gomito, polso, dita e il relativo stato tonico. Favorire l’acquisizione della presa corretta.

 

  1. 10.            Immagine corporea

Favorire lo sviluppo di un’immagine corporea positiva e valorizzante. L’immagine corporea, entità psico-corporea dinamica, riceve una forte spinta nel processo di separazione-individiazione. Un processo che si ripresenta con l’ingresso alla scuola materna. In tale luogo il bambino ha la possibilità di rielaborare il proprio sentirsi e viversi, solo attraverso il processo di contenimento e di rassicurazione. Il gioco psicomotorio sarà quindi il mediatore di questo aggiustamento di identità, sarà veicolo privilegiato per aprirsi al mondo con il proprio talento.

  1. 11.            Comunicazione

Stimolare e sviluppare la comunicazione in tutte le sue forme, verbale e non verbale, stimolare le diverse modalità di espressione dei sentimenti, osservare le modalità di comunicazione. La comunicazione è una struttura dinamica che si sviluppa attraverso un buon equilibrio psico-corporeo. Si dice che il disturbo psicomotorio sia un disturbo della comunicazione. Comunicare è mettere insieme, condividere, è disponibilità verso gli altri, è capacità di ascolto e di espressione. Il bambino che riesce a comunicare è un bambino che sta bene.

La metodologia

Gli strumenti a disposizione per operare su tali obiettivi sono molteplici e verranno illustrati di seguito. Il gioco, nelle sue innumerevoli forme, sarà costantemente presente in tutte le proposte che il bambino potrà vivere in palestra con il proprio corpo. La relazione assumerà significato in termini affettivi per dare fiducia, incoraggiamento, contenimento e rassicurazione. I contenuti verranno sviluppati attraverso un metodo progressivo che considera lo sviluppo e le competenze psico-affettive del bambino nell’arco dei tre anni. Lo psicomotricista che farà giocare il bambino dovrà cercare il costante equilibrio tra spontaneità e richiesta, tra creatività e adattamento, abbandonando la direttività a favore di un utilizzo mirato del setting, degli oggetti presenti in esso e del proprio corpo.

 

Gioco spontaneo

E’ una situazione molto utile per poter osservare il gruppo o i singoli, per favorire l’espressione corporea, la creatività. Attraverso il gioco spontaneo il bambino assimila e integra nuovi schemi, nuove abilità, compie rappresentazioni, confronta i propri progetti con quelli degli altri, investe la motricità a livello emozionale.

Gioco spontaneo non significa caos: ci sono delle regole da rispettare che riguardano la sicurezza o il tipo di materiale da utilizzate. Lo psicomotricista incoraggia o contiene, ci mette le parole, consente la rappresentazione, l’elaborazione del vissuto.

Fanno parte del gioco spontaneo il gioco con piccoli o grandi attrezzi, con materiale morbido, con la musica.

Gioco guidato

Raccoglie in sé diverse tipologie di gioco. Nel gioco guidato la mediazione dello psicomotricista è più marcata fino a diventare una consegna precisata adattata all’età e alle capacità dei bambini. Questo gioco consente di stimolare la capacità di adattamento, nel rispetto delle possibilità dei singoli. Favorisce la risoluzione dei problemi. Stimola il passaggio verso situazioni più evolute, stimola il pensiero simbolico.

Attraverso gioco guidato è possibile precisare gli obiettivi, compiere evoluzioni sociali e cognitive. Fondamentale sarà dare il “giusto tempo” ai bambini per affrontare le nuove scoperte, per elaborare nuove strategie. Il percorso di apprendimento non dovrà essere impostato attraverso un modello ma attraverso la sperimentazione, l’esplorazione, il tentativo e l’errore, che in nessun caso non potrà mai essere disprezzato.

Inizio e chiusura

Sono fasi fondamentali della seduta psicomotoria, danno sostanza e spessore all’attività stessa, consentono di dare individualità ad ogni componente. Esse comprendono l’ingresso in sala, la preparazione, la condivisione iniziale e finale (verbalizzazione), il riordino. In questi momenti è possibile utilizzare la parola per fissare ed elaborare i vissuti. Consentono di ascoltare il “clima del gruppo” al fine di adattare le proposte o verificarle, di accogliere i desideri e le aspettative.

Nella fase di chiusura ritengo utile proporre giochi di ritmo con mani, piedi, voce, e strumenti a percussione. Il ritmo favorisce l’espressione dando voce a tutti i bambini, stimola la rappresentazione.

Infine nella fase di chiusura è possibile proporre il “rilassamento”, adattandolo alle diverse età.

Il ruolo dell’insegnante

L’insegnante ha un ruolo estremamente importante e significativo all’interno del progetto psicomotorio. Essa ha la possibilità di dare e ricevere informazioni sul bambino, di osservarlo in situazione di forte spontaneità, di aggiustare il proprio agire sul singolo e sul gruppo. Il confronto e il dialogo con lo psicomotricista è non solo auspicabile ma necessario per entrambe le parti.

Tuttavia è necessario aver chiaro il ruolo e il significato di queste due figure che si trovano ad operare con gli stessi bambini, spesso nello stesso spazio.

L’insegnante è colei che accompagna il bambino nel suo percorso verso l’identificazione piena e l’autonomia. Per farlo utilizza diversi strumenti a sua disposizione, in un equilibrio costante tra ascolto e richiesta, strutturando via via quel contenimento senza il quale il bambino si sentirebbe in difficoltà. E’in questo senso che va colta la necessità della regola, di cui l’insegnante si fa garante per l’equilibrio del bambino stesso.

Lo psicomotricista lavora con il corpo e il movimento del bambino. Attraverso il corpo lo porta a viversi come unità definita e autonoma, ne struttura la percezione di sé, la consapevolezza. Attraverso il corpo favorisce l’espressione delle emozioni, prima ancora del loro riconoscimento e della loro gestione. Ancora, a partire dal corpo consente l’orientamento nella realtà fatta di spazio e tempo, preludio per un corretto futuro apprendimento.

Entrambe le figure lavorano in direzione dell’autonomia del bambino. Ciò che diverge è la modalità con cui operano. Se l’insegnante è necessariamente legata alla realtà, di cui le regole fanno parte, lo psicomotricista offre spazi aperti, dove il bambino può sperimentare e sperimentarsi.

Per questo motivo l’incontro psicomotorio si svolge in un ambiente ben preciso, uno spazio che il bambino sa collocare, a cui può attribuire un certo significato. Egli sa che è solo in quello spazio, in quel preciso momento, con quel adulto, che egli può vivere determinate situazioni. Se non fosse così si creerebbe confusione.

Questo vale anche per l’insegnante, che insieme allo psicomotricista, allo spazio e agli oggetti fa parte del setting psicomotorio. Il suo atteggiamento deve essere quindi chiaro e inequivocabile: di osservazione. Se ci fosse il suo intervento attivo attraverso il movimento o la parola si rischierebbe di confondere al bambino i confini tra dentro e fuori, tra ciò che si può e non si può, arrivando a legittimare la prosecuzione della psicomotricità in classe che a quel punto, perdendo di significato, diventerebbe caos, provocando la giusta disapprovazione della maestra.

Ciò non significa assolutamente isolare l’insegnante dall’intervento psicomotorio. Al contrario, la sua osservazione se rivolta allo psicomotricista diventa fondamentale.

Intervento di formazione con il genitore

Questo tipo di intervento può in alcuni casi assumere il valore di vera e propria formazione. Esso si esprime attraverso:

a)     Incontro di presentazione

b)     Incontro d’esposizione

c)      Incontro di esperienza corporea

d)     Incontro individuale

In genere si risolve attraverso le prime due modalità. In altri casi, quando si coglie il valore della formazione s’inserisce anche l’esperienza corporea. L’intervento raggiunge così il massimo valore, dove la parola è seguita o anticipata dall’emozione, in una dinamica che favorisce la massima rielaborazione.

La formazione riguarda in genere tematiche legate allo sviluppo infantile, secondo l’ottica psicomotoria, che vede il bambino nella globalità. Tuttavia non esclude problematiche precise quali: aggressività, disturbi dell’attaccamento, oppositivita, instabilità.

Così la formazione coinvolge i genitori, spinge alla riflessione, dà valore all’intera azione educativa della scuola.

Gli incontri individuali si attivano quando lo si ritiene necessario. Essi in genere sono attuabili secondo calendari previsti dalla scuola o su appuntamento.

Per conoscere le diverse possibilità che offre l’intervento psicomotorio nella scuola materna allego una tabella riassuntiva.

Formazione e supervisione dell’operatore

Lo psicomotricista necessita di una formazione continua, per meglio comprendere e gestire i bisogni degli utenti, per essere consapevole del proprio operare.

La supervisione è un ulteriore strumento a sua disposizione, attraverso il quale egli elabora le diverse problematiche del singolo o del gruppo, verifica il proprio progetto, attua gli opportuni aggiustamenti, rielabora le proprie dinamiche relazionali. La supervisione si attua con altri professionisti.

Verifica e valutazione dell’intervento

La verifica e la valutazione dell’intervento verranno operate sia a breve che a lungo termine. Nella quotidianità attraverso l’incontro con l’insegnante di sezione, a medio termine nell’incontro di equipe e a lungo termine attraverso la rilettura del DIARIO (la rilevazione quotidiana di ciò che viene vissuto in sala, i contenuti, le emozioni, le azioni, le difficoltà, gli sviluppi)

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